La cultura è una cosa seria

culturaGirovagavo su internet in cerca di notizie e mi imbatto in un “comico” video in cui una ragazza che tenta di spiegare perché non si trova lavoro in Italia enfatizzando su come sia importante frequentare aperitivi e andare a cena con chi potrebbe offrirti il lavoro. Ora tanto di cappello alla comica, a me però nel cervello si è subito palesata una domanda: “In un periodo così nero possibile che la gente per capire certe cose deve vedere questi video su youtube?”. Bè la risposta che mi sono dato è: “Si!”. Oltretutto il video realizzato è molto ma molto veritiero, non voglio cadere in un banale cliché, ma i valori  che alcuni ragazzi dimostrano di avere sono proprio questi, tesi avvalorata da i comici che li utilizzano come sketch .


Fin dai tempi antichi la cultura era sinonimo di potere, chi deteneva la cultura e le sue fonti gestiva le nazioni e possedeva il potere. La cultura apre la mente e ci fa comprendere cose che altrimenti non potremmo controbattere, quelli che oggi chiamiamo cambiamenti a me sembrano concessioni. Il lento degrado è avvenuto generazione dopo generazione, il nostro stato ha indebolito sempre più i suoi investimenti sulla formazione dei ragazzi che sono cresciuti con valori e ideali ben lontani da quelli dei loro padri, e quando la conoscenza viene meno, gestire il potere diventa più facile perché la maggior parte delle persone non capisce realmente cosa sta accadendo. In Italia non si fa altro che chiamare in causa la cultura, come punto chiave per il nostro avvenire, ma la realtà è differente da un titolo di giornale: i nostri livelli di spesa pubblica nel settore sono tra i più bassi in Europa.

Ora direte voi: ” Appena qualche giorno fa la Grande Bellezza ha vinto l’Oscar portando finalmente l’Italia nuovamente nell’Olimpo del cinema!”, considerazione giustissima e sopratutto veritiera, il film in questione ha vinto l’Oscar anche per la grande fedeltà nella narrazione descrivendo un Italia in disfacimento quasi compiaciuta dalla stessa crisi che la attanaglia e incapace di usare le sue energie e risorse per un progetto futuro in grado di risollevarla.

Sapere è potere, eppure gli italiani non leggono, quindi non apprendono. I dati istat purtroppo parlano chiaro: 39 italiani su cento non sono grandi amanti della cultura non avendo partecipato ad alcuna iniziativa culturale nel corso dell’anno precedente. Nello specifico il 57% degli italiani non legge nemmeno un libro. E tra quelli che leggono dobbiamo considerare anche il valore e il tema della lettura che affrontano (non per disprezzare molti bestseller del momento ma tra Twilight e 50 Sfumature di Grigio non credo che la cultura si elevi molto). Oltre ai libri sono sempre meno anche gli italiani che frequentano musei, mostre e teatri, dati veramente agghiaccianti.

Come può quindi cambiare un paese se le persone che lo popolano sono sempre meno dotte e inclini alla disinformazione?Leggere, imparare la storia ,  vedere un quadro di Botticelli agli Uffizi o il Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina,  andare a vedere il Macbeth di Shakespeare, ascoltare un Mozart o un Vivaldi, sono tutte cose che arricchiscono la nostra cultura e ci aiutano ad affrontare un periodo di decadenza come questo facendoci spalancare gli occhi su cose che prima a noi sembravano sconosciute.

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