Confessioni

biografiaimgRealizzare una biografia significa uscire dal tempo presente ed entrare nello spazio-tempo passato. Per riuscire in questo intento bisogna avere accumulato almeno un pò di tempo dietro di sè. Non parlo di lassi temporali enormi, molte volte basta essere usciti dall’infanzia e sentirla come un tempo lontano, finito. Molte moderne autobiografie trovano il loro centro focale nei ricordi infantili, esso è infatti un periodo importantissimo nella crescita e delineazione di una persona. Per scrivere una vera e propria autobiografia bisogna mettere i propri ricordi in relazione con tutta la nostra vita.

Vediamo un esempio dalla grande opera autobiografica di Jean Jacques Rousseau – Le Confessioni.

Tali furono i primi affetti del mio ingresso alla vita: cominciava così a formarsi o a svelarsi in me questo cuore a un tempo così fiero e così tenero, questo carattere femmineo eppure indomito, che, oscillando sempre tra debolezza e coraggio, tra mollezza e virtù, mi ha posto sino all’ultimo in contraddizione con me stesso, e ha fatto sì che l’astinenza e la voluttà, il piacere e la saggozza mi siano parimenti sfuggiti.

Questa sorta di educazione fu interrotta da un incidente le cui conseguenze hanno influito sul resto della mia vita. Mio padre ebbe una lite con un certo signor Gautier, capitano in Francia e imparentato con qualcuno del Consiglio. Questo Gautier, personaggio insolente e vile, ne uscì col naso sanguinante, e per vendicarsi accusò mio padre di aver messo mano alla spada in piena città. Mio padre, che volevano mandare in prigione, si ostinava a pretendere che, secondo la legge, si incarcerasse anche l’accusatore. Non avendo potuto ottenerlo, preferì lasciare Ginevra, ed espatriare per il resto della vita, piuttosto che cedere su un punto in cui onore e libertà gli apparivano compromessi.

Restai sotto la tutela di mio zio Bernard, allora addetto alle fortificazioni di Ginevra. Sua figlia maggiore era morta, ma aveva un altro figlio della mia stessa età. Fummo entrambi mandati a Bossey, in pensione presso il ministro del culto Lambercier, per impararvi, insieme con il latino, tutta la paccottiglia che l’accompagna sotto il nome di educazione.

Due anni trascorsi al villaggio addolcirono un po’ la mia asperità romana, e mi ricondussero alla condizione di fanciullo. A Ginevra, dove nulla mi era imposto, amavo applicarmi e leggere; era quasi il mio unico divertimento; a Bossey, il lavoro mi fece apprezzare i giochi che riuscivano ad alleggerirlo. La campagna era per me così nuova che non potevo stancarmi di goderne. Me ne prese una passione così viva che non si è mai potuta spegnere. Il ricordo dei giorni felici che vi trascorsi m’ha fatto rimpiangere quel soggiorno e i suoi piaceri in ogni età, fino a quella che mi ci ha ricondotto. Il signor Lambercier era un uomo di molto buon senso, che, senza trascurare la nostra educazione, non ci soffocava di obblighi eccessivi. Prova ne sia che, malgrado la mia avversione per ogni disagio, non ho mai ricordato con disgusto le mie ore di studio, e che, se pure non ho appreso gran che dal suo insegnamento, ciò che ho imparato l’ho imparato facilmente, e non ne ho dimenticato nulla.

Rousseau in questo caso racconta come il padre sia stato costretto ad espatriare ed egli venga affidato allo zio. Confida anche come ripensandoci non sia stato così pesante studiare con Lambercier.

Esercizio:

  • Pensa ad un episodio della tua infanzia e mettilo in relazione con il tuo carattere e il modo di essere attuale. Qualsiasi episodio va bene, positivo o negativo che sia, l’importante è essere sinceri.

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