Giornata della memoria, per non dimenticare l’Olocausto

KZ Auschwitz, EinfahrtLa giornata della memoria è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio per commemorare le vittime dell’olocausto. Oggi è il settantesimo “anniversario” e già da una settimana le varie emittenti televisive mandano in onda documentari e film per non dimenticare le vittime della Shoah. È stato scelto il 27 gennaio perché in questo giorno, settanta anni fa, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa hanno abbattuto i cancelli di Auschwitz.

“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no…”

Io ho scelto di commemorare questa giornata con un pensiero verso Primo Levi, tornatomi in mente dopo aver letto, qualche giorno fa, una sua lettera inedita pubblicata sul quotidiano La Stampa. Era indirizzata ad una bambina di 11 anni, Monica Perosino. La bimba chiedeva spiegazioni sul perché nessuno abbia fermato l’orrore e se i tedeschi fossero cattivi. Levi rispose così a Monica:

“Piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi”.

Chi era Primo levi

primo-leviPrimo Levi nacque a Torino nel 1919 in una famiglia con origini ebraiche. Mentre Levi seguiva i corsi universitari della facoltà di chimica di Torino, in Italia entrarono in vigore le leggi razziali, le quali discriminavano i cittadini italiani “di razza ebraica”. Leggi che ostacolarono non poco la carriera universitaria di Primo. A causa delle discriminazioni sempre più forti per lui fu impossibile trovare impiego nel settore e così decise di trasferirsi a Milano, dove iniziò a lavorare presso una fabbrica. Nel dicembre del 1943 fu arrestato dalla milizia fascista e deportato nel campo di Fossoli. Nel febbraio del 1944 fu poi deportato nel campo di sterminio di Auschwitz dove rimase fino al 27 gennaio 1945. Un’esperienza che lo sconvolse sia nel corpo che nell’animo e che gli fece scrivere “Se questo è un uomo”, “La tregua” e “I sommersi e i salvati”.

Morì suicida l’11 aprile 1982 cadendo dalla tromba delle scale della sua casa a Torino.

Se questo è un uomo

Se questo è un uomo è il romanzo che ha reso celebre Primo Levi. È un’opera memorialistica scritta tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947 e rappresenta la testimonianza di quanto vissuto dall’autore nel campo di concentramento di Auschwitz. Leggere questo testo è un’esperienza intensa, che porta alla riflessione e fa sorgere numerose domande. Levi nella sua opera mantiene un approccio razionale, assumendo il suo ruolo di testimone e lasciando al lettore i giudizi. Un libro che parla di una delle pagine più buie dell’uomo e che non può assolutamente non essere letto.

La maggior parte delle persone e dei testimoni dell’olocausto va via via scomparendo. È compito di tutti ricordare quanto accaduto per non dimenticare l’orrore del genocidio nazista, per dare consapevolezza su quali atti disumani sono stati compiuti. Non dimenticare serve al genere umano come monito, per non ripetere atrocità simili.

«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il LAGER.»

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