La Voce del buio- Parte 3

Mi ero svegliato di soprassalto tirandomi su di scatto, il mio corpo era imperlato di sudore e sentivo il cuore battere così forte nel petto che mi sembrava di morire. Il mio fiato era corto. Ansimavo. Un sogno. L’incubo era tornato.

Sapevo di essere solo in casa, ormai da qualche mese Carlotta era andata via, avevamo avuto qualche problema. Volevo contattarla, ma sapevo che non mi avrebbe mai risposto. Ci eravamo staccati per un po’, una di quelle cose che nella tua mente sai già finirà male. Dovevo sentirla però, forse un messaggio era la cosa migliore, d’altronde era solo un sogno.

Il mio stomaco però voleva qualcosa da mangiare. Dovevo far colazione e finire di buttare giù quell’articolo che avevo iniziato la sera prima. Una tragedia in un pub della zona, una lite tra ragazzi a colpi di coltelli, uno era grave in ospedale. Il frigo era vuoto.

Fortunatamente c’erano ancora dei biscotti, ne avevo preso qualcuno e mi ero seduto davanti al mio portatile. Stavo ripensando a quanto successo in quel pub, ma non riuscivo a concentrarmi. Quell’incubo continuava a tornarmi in testa, possibile che dopo tutti quegli anni quei sogni stavano tornando? Solo una persona poteva aiutarmi. Cercai nella lista dei contatti, ma il suo numero non c’era, d’altronde era passato così tanto tempo. Decisi di cercarla su Facebook sperando di trovarla li. Navigai tra decine di profili ma non c’era assolutamente traccia di lei. Così iniziai a guardare nei cassetti della mia scrivania, nei foglietti che tenevo in una vecchia scatola, ma non avevo nulla. Ero ormai sconsolato e mi aggiravo per il mio studio, guardavo la libreria, osservando i titoli dei vari libri. Quasi per caso, vidi quella vecchia copertina logora tra tante altre, mi avvicinai e lo presi, era l’Endimione di John Keats. Nella prima pagina c’era una dedica:

22/12/2004

Caro Michele, grazie per aver reso questi mesi pieni di felicità, mi hai reso una persona migliore. Spero che un giorno le nostre strade si incontrino nuovamente.

“Una cosa bella è una gioia per sempre:
Si accresce il suo fascino e mai nel nulla
Si perderà; sempre per noi sarà
Rifugio quieto e sonno pieno di sogni
Dolci, e tranquillo respiro e salvezza.”

Angela

Ero seduto sulla sedia con in mano il libro, lo sfogliavo avvicinando il viso alle pagine, sentivo l’odore di buono dei vecchi libri. Chiusi gli occhi per qualche istante, sperando di rivedere nella mia mente quel momento così bello della mia vita. Un lampo di luce mi travolse, sembrò come se qualcuno mi avesse acceso una lampada a pochi centimetri dal viso. Davanti a me c’era una grande finestra con una meravigliosa vista sulla cittadina: si vedeva il mare calmo nell’insenatura e di fronte una grande montagna dalla cima innevata. Dal porto salivano le strade strette fino al centro abitato formato da case base con tetti spioventi. La chiesa appariva maestosa, con il suo campanile che si stagliava alto sopra il resto della città. Solo dopo alcuni istanti mi accorsi di quel dolce violino che suonava nella stanza, inconfondibile era quel suono armonioso: l’Inverno di Vivaldi.

“Agghiacciato tremar tra nevi algenti

Al Severo Spirar d’orrido Vento,

Correr battendo i piedi ogni momento;

E pel Soverchio gel batter i denti;”

Incredulo mi girai lentamente. Davanti a me trovai lei, suonava davanti al camino acceso il suo Stradivari in maniera assolutamente perfetta, i suoi movimenti erano armoniosi e la melodia che produceva era così bella che il tempo sembrava fermarsi incantato davanti al quel soave componimento.

“Angela…”

Il suono si interruppe bruscamente, le note vennero troncate all’improvviso dando fine a quel momento idilliaco.

“Michele?” quasi balbettò nel sentire la mia voce.

Mi guardò con occhi titubanti come se non mi riconoscesse. Posò il violino all’interno della custodia poggiata sul tavolinetto alla sua destra e corse verso di me gettandomi le sue braccia al collo.

“Aspettavo una tua chiamata, una tua visita, non ti sei fatto mai vivo!”

“Lo so Angela. Ma sono cambiate così tante cose e tu sai come sono fatto. Mi dispiace.”

Si staccò d’improvviso e mi tirò un ceffone. La pelle della mia guancia diventò improvvisamente calda e dolorante.

“Ok me lo sono meritato.” Dissi accarezzandomi il viso per alleviare il dolore.

“Si te lo sei meritato. Ma come stai? E soprattutto che ci fai in casa mia, come sei entrato?”

“Stavo bene fino a qualche giorno fa. Mentre l’altra risposta la sai benissimo. Io non sono veramente qui.”

Mi guardai intorno, tutto era come lo ricordavo. Il fuoco crepitava nel camino e riscaldava il salone non molto grande, i divani erano disposti uno di fronte all’altro proprio davanti al focolare. Mi avvicinai di nuovo alla finestra accarezzando con la mano la sedia che era stata la mia compagna di tante letture.

“Qui non è cambiato nulla, o semplicemente la mia mente ricorda tutto come era quando anche io ero qui”.

“Per un istante ero stata anche io ingannata, o forse in fondo al mio cuore speravo che nulla fosse diverso da quel gelido inverno di dieci anni fa. Così tutto è ricominciato Michele?” aveva un tono di voce preoccupato, sapeva bene cosa significava tutto questo.

“Non c’è mai fine all’oscurità, me lo dicesti tu un giorno ricordi? “.

La luce che illuminava la stanza si spense d’improvviso. Un vento gelido entrò dalla canna del camino e lo spense con violenza. Il freddo si impadronì di quel posto che era fino a qualche secondo primo caldo e accogliente.

“Angela?” mi girai per guardarla di nuovo ma stava per essere inghiottita dall’oscurità.

“Michele il buio è tornato! Svegliati! Subito!”

“Ma non posso lasciarti qui!” feci qualche passo avanti, ma tutto venne inghiottito dalle tenebre.

“Michele svegliati! Michele Svegliati! Michele!”

Avevo riaperto gli occhi e il mio telefono iniziò a squillare. Ogni vibrazione che sentivo fare su quel comodino moltiplicava il mal di testa con cui mi ero svegliato.

“Pronto”

“Michele, devi correre al lago di fronte il benzinaio è successo un casino ci sono due morti.” La voce di Paul era davvero agitata, tra una parola e un altra non aveva praticamente preso respiro “sembra abbiano sbranato due persone, credono siano lupi”.

“Lupi?”, era davvero strano che animali del genere si erano spinti quasi fino alle rive del lago,  “Sai se sul posto sia arrivata già la stampa?”

“No non c’è nessuno, solo la polizia. Cercano di non dare notizie ma da quello che ho scoperto i corpi sono orribilmente mutilati”.

” Ok, un ultima cosa: sai chi ha scoperto i corpi?”

“Si. È stato Frank, l’ubriacone. Come ogni notte era li sulla spiaggia a bere e…”

“Va bene grazie Paul” lo interruppi bruscamente, non avevo tempo da perdere dovevo correre al lago. “Ci sentiamo dopo e ti aggiorno”.

Mi faceva comodo Paul, era un ottimo informatore, ma alle volte parlava davvero troppo. Grazie a vecchie amicizie nella polizia e qualche regalo poco ortodosso riusciva sempre ad arrivare prima degli altri alle informazioni, una cosa fondamentale visto il lavoro che facevamo.

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