La Voce del buio – Parte 4

202La strada per arrivare al lago scendeva da Borgo Celeste per poi entrare nella foresta che circondava il piccolo bacino d’acqua di origine vulcanica. Era un luogo ancora quasi incontaminato perché all’interno di una Riserva che ne tutelava la bellezza naturale.

Percorrevo la strada provinciale 125 a velocità sostenuta e con quella 500 decappottabile era una vera goduria in periodi come quello, quando ancora l’autunno non era arrivato ma il caldo estivo non faceva più boccheggiare.

Arrivato al lago era ormai troppo tardi. La polizia infatti stava già levando le transenne alla zona.

“Davide fermo aspetta un attimo, dai qualche informazione ad un tuo vecchio amico?”

Davide era nella polizia da almeno dieci anni e da quando avevo iniziato quel nuovo lavoro mi aveva sempre dato qualche piccola informazione, ormai ci conoscevamo e di solito mi trattava sempre con un certo riguardo. Quel giorno però non sembrava davvero contento di vedermi.

“Ciao Michele. C’è poco da dire”, mentre mi parlava continuava a levare le transenne gialle che erano state disposte per bloccare l’accesso dalla strada al bagnasciuga, “Ne sappiamo poco anche noi.”

“Almeno qualche dettaglio, poi per il resto me la vedrò io”, cercavo di insistere perché ormai avevo perso la visione della scena e dovevo cercare assolutamente di reperire informazioni.

Davide sbuffò e si passo una mano sulla testa rasata, poi si avvicinò guardandomi seriamente attraverso i suoi occhi nocciola per qualche istante e alla fine si decise. “Qui a Borgo Celeste è davvero strano vedere una cosa simile, siamo turbati anche noi”, i suoi occhi mi fissavano seri con un’espressione che faceva trasparire tutta la preoccupazione che aveva nel cuore.
“Erano due ragazze e sono state uccise nella notte. La morte probabilmente è avvenuta per dissanguamento. La cosa strana però è che sui loro corpi c’erano segni di morsi un po’ ovunque, senza una logica.” Camminavamo fianco a fianco allontanandoci dal luogo transennato e dirigendoci verso la macchina della Polizia. “Io non posso dirti altro, ho già detto troppo”. Non potevo accontentarmi di così poco, dovevo sapere i nomi delle vittime, altrimenti non esisteva nessuna indagine.

“Come si chiamano le due ragazze che sono morte? Dimmi chi sono e poi ci salutiamo”

L’agente entrò in macchina e si mise un paio di Ray Ban. Si girò verso di me osservandomi per alcuni istanti, avvertivo il suo sguardo che mi fissava da sotto le lenti, stava valutando se dirmi qualcos’altro oppure andare via.
“Le famiglie ancora non sono state avvertite, non posso rivelarti altro mi dispiace”, l’agente girò la chiave nell’avviamento e la volante con un po’ di capricci si accese, una lieve nuvola di fumo nero si alzò dal posteriore dell’auto.
“Se vai al bar di Fernando c’è una ragazza, una fotografa freelance, non ricordo il nome. Lei era qui quando ancora dovevamo arrivare, ti saprà sicuramente raccontare qualcosa.”  Abbozzò un sorriso e mise in moto la macchina.

“Grazie Davide, sei stato gentile, come al solito”. Lo salutai con una stretta di mano prima che si allontanasse per tornare in centrale.

Fernando gestiva un bar che dava proprio sul lago, era quasi un istituzione li a Borgo Celeste. La sera d’estate una birra “da Nando” era d’obbligo. Il locale non era sofisticato, costruito interamente in legno, la parte esterna era arredata con dei tavolini che avevano una fantastica vista sul lago.

Entrato nel bar, Fernando mi salutò con un cenno del capo mentre serviva un cappuccino ad una signora. Gli risposi alzando leggermente la mano mentre mi guardavo intorno.
Il locale era praticamente vuoto, c’era solo una ragazza seduta al tavolino vicino la vetrata che dava sul lago. Mi aveva rivolto uno sguardo fugace e poi si era rivolta immediatamente a Nando, “Scusi, qui c’è scritto Free Wi Fi, ma il mio portatile non si connette”, nella voce della ragazza si percepiva appena un accento francese, ma era davvero difficile da individuare.

“Mi spiace signorina, ma qui a Borgo Celeste la linea alle volte non funziona”, Fernando liquidò il problema con poche parole e una scrollata di spalle. “Riprovi a connettersi tra qualche minuto, vedrà che riparte”. Il barista tornò immediatamente al suo lavoro, continuando a sciacquare le tazzine usate e metterle nella lavastoviglie.

“Guarda, se provi ad andare al pontile forse prendi il Wi Fi del comune, io spesso vado lì per connettermi con il mio portatile”, mi avvicinai al tavolo, nella speranza che la fotografa freelance di cui mi aveva parlato Davide fosse proprio lei, d’altronde era l’unico volto non conosciuto lì dentro.

“Ti ringrazio per l’informazione, ma sono venuta qui da poco e non so dove si trova, potresti spiegarmi come arrivarci?”.

Era la mia occasione per capire se era la donna che cercavo, non potevo certo farmela sfuggire, “Guarda è proprio qui vicino, ti ci accompagno”.

“Grazie sei molto gentile”, la ragazza chiuse il portatile e lo infilò nello zaino senza nemmeno finire il caffè che aveva sul tavolo,  “Non riesco ancora ad orientarmi molto bene”.

Avevamo varcato la porta del bar e camminavamo in direzione del pontile. La costruzione in legno entrava per almeno una ventina di metri nel lago ed era una dei posti preferiti dai pescatori della zona, anche se ultimamente di pesci se ne prendevano sempre meno.

“Non ci siamo nemmeno presentati, io mi chiamo Michele, piacere”.

Lei si girò verso di me scrutandomi un po’ sorpresa, “Io mi chiamo Helena, piacere mio”.  Ci stringemmo la mano un po’ come due ragazzini imbarazzati, d’altronde nel bar la nostra conversazione era stata un po’ frettolosa. Forse perché Helena doveva trovare una connessione e io volevo capire invece se era proprio lei la persona che stavo cercando.

Ne ero quasi certo però , la ragazza che cercavo doveva essere lei. Di turisti ne venivano molti a Borgo Celeste ma non in quel periodo dell’anno, i volti sconosciuti in giro erano davvero pochi.

Arrivati al pontile in giro non c’era anima viva. Sembrava che dopo quello che era accaduto quella notte tutti si fossero rintanati nelle loro case.

“Non hai scelto un bel giorno per venire a visitare Borgo Celeste. Hai visto che hanno trovato due corpi in spiaggia?”

“Si”, Helena fece un lungo sospiro per scaricare la tensione, “Ero andata al lago molto presto, per trovare un buon posto dove fare delle foto, io sono una fotografa freelance”.

Non mi ero sbagliato e in quel momento ne avevo avuto la conferma, era lei la ragazza che cercavo.

“Mi dispiace ti sia trovata in una situazione simile, deve essere stato terribile”, in quel momento cercavo di sforzarmi di avere una conversazione con lei, ma la voglia di sapere era troppa avida, volevo capire cosa aveva visto.

“Si è stato orrendo”, la voce della ragazza era quasi tremolante, ” Quelle povere ragazze, erano così giovani”.

Nel frattempo ci eravamo messi seduti su una delle panchine prima dell’ingresso del pontile. Helena aveva aperto il portatile in cerca della linea Wi Fi. Il suo sguardo però sembrava come perso nel vuoto, come se continuasse a rivedere la scena che l’aveva sconvolta.

“Ti vedo turbata e non voglio crearti ulteriore ansia”, cercai di usare quanto più tatto possibile nel mio tono di voce, “Era meglio se questa mattina mi fossi trovato io al tuo posto”.

Si era girata e mi guardava con un aria un po’ spaesata, “Io non auguro a nessuno di vedere una scena simile. Perché tu volevi essere al mio posto?”.

“Perché è il mio lavoro. Io gestisco un blog di informazione, ma sono arrivato tardi e non sono riuscito praticamente a scrivere nulla”.

Non mi rispose e si girò nuovamente verso il suo computer, con le dita che passavano da un tasto ad un altro rapidamente.

“Anche se ero sconvolta prima che arrivasse la polizia avevo fatto una foto di quello scorcio del bagnasciuga, proprio tra i due alberi dove sono morte. Solo riguardando la foto sul display della macchina fotografica mi sono accorta dei due corpi”.

Girò il notebook verso di me per mostrarmi la foto. I corpi erano sdraiati a terra, non si vedevano bene, perché non erano messi a fuoco, Helena stava infatti inquadrando il lago. Sui cadaveri però si notava anche così la mancanza di alcuni pezzi di carne, sulle cosce e dietro la schiena.

Sembravano morsi, ma era difficile stabilirlo guardando la foto, i soggetti erano troppo sfocati. Avevo parlato con la polizia, avevo trovato l’unica testimone che era stata vicino ai corpi eppure incredibilmente mi ero dimenticato di Francesco, o meglio Frank l’ubriacone. Era lui che aveva dato l’allarme e forse era l’unico che nella notte aveva potuto sentire o vedere qualcosa di strano. Ammesso che fosse lucido abbastanza per ricordare.

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