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Attualità

Terremoto, attivo il numero solidale 45500

45500 sms solidaleNon serve dare ulteriori notizie sul sisma che ha colpito e devastato alcuni paesi nel Lazio, nelle Marche e in Umbria. Ora è il momento di fare qualcosa di concreto. Ognuno nel suo piccolo può mobilitarsi  per chi in questi giorni sta vivendo un incubo e dovrà ricostruire la sua vita.

Sono state già tante le donazioni di sangue, di indumenti e generi alimentari verso le popolazioni colpite.

Oltre a questo volevo segnalare che su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le Regioni colpite dal terremoto e grazie agli operatori di telefonia mobile e ai media, è stato attivato il numero 45500 per la raccolta di fondi attraverso l’invio di sms del costo di 2 euro. È possibile donare anche chiamando da rete fissa lo stesso numero. Il servizio è attivato con gli operatori nazionali Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, CoopVoce, Wind e Infostrada, TWT, CloudItalia e PosteMobile. I fondi raccolti saranno trasferiti dagli operatori, senza alcun ricarico, al Dipartimento della Protezione Civile che provvederà a destinarle alle regioni colpite dal sisma.

 

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Addio a Umberto Eco, la sua morte è un duro colpo alla cultura

umberto eco

Umberto Eco è morto all’età di 84 anni. È stato un filosofo, semiologo  e scrittore di fama mondiale, un intellettuale poliedrico la cui perdita è un duro colpo alla cultura. Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 in una famiglia della piccola borghesia,  era il primo di 13 fratelli. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

Umberto Eco ha scritto moltissimi saggi di estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre ovviamente a romanzi di successo.

David Bowie: “Fantastic Voyage”, il libro per capire le canzoni del Duca Bianco

David Bowie

Ieri mattina ero in macchina e come di consueto ascoltavo Virgin Radio, stazione che mi tiene compagnia nel tragitto casa-lavoro e mi fa passare più velocemente (e felicemente) quei momenti in cui mi trovo bloccato nel traffico di Roma. Nella rassegna delle news che va in onda nella trasmissione “Buongiorno Dr.Feelgood”, purtroppo ho appreso la brutta notizia. David Bowie era morto,  non ce l’aveva fatta a vincere contro un cancro al fegato che lo tormentava da 18 mesi. Sono stato colto da una tristezza inaspettata, improvvisa. Non potevo credere che uno dei miei artisti preferiti, uno dei più grandi della musica, era morto così, senza nemmeno avvisare. Ma d’altronde è sempre stato nella sua natura, mai banale e pronta a stupire, fino all’ultimo momento.

« HO REINVENTATO LA MIA IMMAGINE TANTE DI QUELLE VOLTE DA ESSERE RIUSCITO A TENER NASCOSTO CHE UN TEMPO ERO UNA DONNA COREANA SOVRAPPESO » D. BOWIE

Sogno di Natale, di Luigi Pirandello

natale 2015Luigi Pirandello nel racconto “Sogno di Natale” affronta il tema delle festività con un attenzione particolare al rapporto con Dio. La spiritualità dell’autore è declinata sotto gli impulsi dell’ingenua fede popolare e il distacco del borghese colto.

Ora vi lascio al racconto e vi auguro un Buon Natale!

Sogno di Natale

Tratto da : “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, 2 voll.
Edizione CDE Spa, Milano, 1987 Su licenza Arnoldo Mondadori editore, copyright 1956

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.
Era festa dovunque; in ogni chiesa, in ogni casa; intorno al ceppo, lassú; innanzi a un Presepe, laggiú; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andare frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: «Buon Natale!» e sparivo…
Ero già entrato cosí, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrare Gesú errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo Natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul manto e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.
Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse cosí, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m’arrestai.
Subito allora Gesú si sdoppiò da me, e proseguí da solo anche piú leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.
Sparirono a un tratto le vie della città: Gesú, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.
Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. Si mise Gesú per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.
A un tratto, la luce interiore di Gesú si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case piú umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari, non dava pretesto a gozzoviglie.
– Non dormono… mormorava Gesú, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto…
Andammo cosí, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesú innanzi a unachiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse: – Alzati, e accoglimi in te.
Voglio entrare in questa chiesa e vedere.
Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi ed’oro alla vôlta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava sul’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldolume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.– E per costoro – disse Gesú entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessiveramente questa notte.
Uscimmo dalla chiesa, e Gesú, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:
– Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha ilcoraggio di festeggiare anche la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi di allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.
– La città, Gesú? – io risposi sgomento. – E la casa e i miei cari e i miei sogni?
– Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio pettoe guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.
– Ah! io non posso, Gesú… – feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito,lasciandomi cader le braccia sulla persona.
Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l’impressione sul mio capo inchinato, m’avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. È qui, è qui, Gesú, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.

#PrayForParis

00_pray_4_paris_twitterNon penso sia necessario aggiungere ulteriori parole alle immagini e hai commenti di quanto accaduto ieri sera a Parigi. Un misto di rabbia, dolore e incapacità di comprendere azioni simili, è questo quello che ho provato non appena ho iniziato a leggere dell’accaduto.

Quello che ieri 13 novembre 2015 si è consumato nella capitale francese può essere paragonato a quanto successo l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.  È davvero difficile pensare come si possano sentire i cittadini parigini in queste ore, quale paura e dolore stiano provando.

Voglio stringermi “virtualmente” al vostro dolore con una poesia: “Invictus”, “invitto”, “mai sconfitto”. E’ stata scritta dal poeta inglese William Ernest Henley, ed è la stessa poesia che Nelson Mandela utilizzava per alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid.

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

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#PrayForParis

Amazon cambia strategia sulle tasse in Europa

amazon-333-rubyOsserviamo ormai da anni come grandi multinazionali usino tutti gli escamotage possibili per abbattere le spese fiscali nei paesi in cui vendono. Amazon non era nuova a queste pratiche, tanto che     pagava le tasse del suo fatturato in Lussemburgo, proprio per il regime fiscale agevolato.

In questi giorni però è arrivata un indiscrezione del Wall Street Journal che ha scritto come il colosso fondato da Jeff Bezos, a partire dal 1 maggio, ha cominciato a fatturare i propri guadagni nei singoli Paesi europei (si parla di Germania, Spagna, Italia e Regno Unito).

Da cliente Amazon questo è un cambio di rotta che mi auguravo l’azienda prendesse tanto tempo fa, ma d’altro canto meglio tardi che mai! È davvero pazzesco pensare a quanto ammonti il guadagno di queste multinazionali e di quanti siano i sotterfugi che spesso cercano per evitare di pagare le giuste tasse che dovrebbero ad un paese.  Spero veramente che altri grandi colossi prendano la stessa strada, soprattutto per mostrare una forma di rispetto nei confronti di noi clienti che le tasse le paghiamo!

Salone del Libro di Torino 2015

1399302128_salone-libroDa oggi al 18 maggio si terrà la 28ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Tanti saranno gli eventi di questa edizione: ci saranno incontri con scrittori, giornalisti, studiosi, filosofi, laboratori,reading,degustazioni e tanti altri momenti che ruotano attorno al mondo della lettura. Un menu ricco, ce n’è davvero per tutti gusti. Il tema centrale dell’edizione di quest’anno è: “Le meraviglie d’Italia”, ed impone una riflessione importante sul patrimonio culturale e artistico del nostro paese. La Germania è invece il paese ospite d’onore. Ad aprire questa edizione è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Sono lieto di partecipare a questa giornata in cui si inaugura un evento tanto importante per la cultura e che ogni anno continua a crescere.