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Recensione: “Norwegian Wood” di Haruki Murakami

norwegian wood murakamiNorwegian Wood è il primo romanzo che leggo di Haruki Murakami. È un’opera molto intima, che racconta la storia di Toru Watanabe, un ragazzo che si affaccia al mondo e alla vita da adulto in una grande città come Tokyo. Tutto inizia quando ormai adulto, atterrato in aeroporto, le note di “Norwegian Wood” dei Beatles risvegliano in Watanabe tristi ricordi: questa canzone gli riporta alla mente l’amata Naoko, fragile e infelice amore dei suoi vent’anni.
Di lei, che gli aveva fatto promettere di non dimenticarla mai, emerge ormai solo “…un paesaggio senza figure”, perché nonostante il desiderio di mantenere il suo ricordo, gli è necessario del tempo per lasciar riaffiorare la storia complicata di quegli anni e quel volto amato.

Haruki Murakami ci fa rivivere la vita di un giovane di vent’anni alla fine degli anni 60′, tra rivolte studentesche e agitazioni di quel periodo. L’autore si concentra sulle vicende più intime e private di Toru che non viene toccato dagli eventi esterni di quegli anni, ma lotta duramente per maturare e non farsi scivolare via la sua vita.

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Recensione: “Stoner” di John Williams

stoner john williamsPubblicato per la prima volta nel 1965, poi quasi dimenticato, Stoner di John E. Williams è stato ripubblicato nel 2006 dalla «New York Review Books», suscitando un rinnovato interesse da parte della critica e dei lettori.

Stoner è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. È un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell’amore, della passione che dà forma a un’esistenza.

Recensione: “On Writing” di Stephen King

on writing stephen kingChe cos’è On Writing? A questa domanda Stephen King ha risposto: ” È il romanzo della mia vita, non perché la mia vita sia un romanzo, ma perché la mia vita è scrivere “. Questo libro è l’autobiografia di un mestiere in cui la storia personale e professionale di Stephen King si fondono. È suddiviso in quattro parti: Curriculum Vitae, Cassetta degli attrezzi, Sulla Scrittura, Sulla vita.

Curriculum Vitae

Questa è la parte iniziale, dove Stephen King ripercorre gli anni della sua formazione, partendo dall’infanzia fino ad arrivare al suo primo grande successo.

Cassetta degli attrezzi

Stephen King elenca i ferri del mestiere necessari ad uno scrittore: quali sono, a cosa servono, come mantenerli efficienti e pronti all’uso. Per farlo usa la metafora della cassetta degli attrezzi, raccontando di come un giorno gli sia servita per aiutare lo zio a riparare una zanzariera.

Per scrivere al meglio delle vostre capacità, vi è indispensabile costruire la vostra cassetta degli attrezzi e poi farvi abbastanza muscoli da riuscire a sollevarla. A quel punto, invece di abbattervi perché il compito è più difficile del previsto, forse sarete in grado di scegliere l’attrezzo adatto e mettervi subito a lavoro.

Recensione: “L’Ultimo Cavaliere” di Stephen King

La torre Nera l'ultimo cavaliere“La saga della Torre Nera è la madre di tutte le mie storie, il grande contenitore della mia opera”, così Stephen King definisce la sua saga iniziata in gioventù e finita dopo 30 anni. L’Ultimo Cavaliere è il primo degli otto romanzi della Torre nera. È un’opera dal genere molto particolare, un mix tra fantascienza, fantasy, western e horror.

Il protagonista è Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario. Un personaggio che, ha detta dello stesso scrittore, è stato ispirato  dal film Il Buono, il Brutto e il Cattivo. Come una sorta di Clint Eastwood è infatti abile con i revolver, astuto e coraggioso. Quando la situazione lo richiede è però anche freddo e crudele. La sua missione è quella di arrivare ad una misteriosa Torre proibita. Per farlo, dovrà riuscire a catturare, vivo o morto, un enigmatico uomo  vestito in Nero. Il viaggio che dovrà compiere avverrà in un mondo in decadimento, dove la Terra è coperta dalle rovine e dai rottami di una società evoluta ormai scomparsa e gli animali sono affetti da inspiegabili mutazioni.

Silence, la recensione del film di Martin Scorsese

silenceSilence è un film di Martin Scorsese basato sul romanzo Shûsaku Endô, scritto nel 1966, racconta la storia di due missionari cattolici, Padre Rodrigues e Padre Garupe (Andrew Garfield e Adam Driver), che decidono di recarsi in Giappone quando si perdono le tracce del loro mentore Padre Ferreira (Liam Neeson), accusato inoltre di aver abiurato. Siamo nel 1600, all’inizio del periodo Tokugawa. Lo shogunato perseguita i cristiani, torturando e uccidendo preti e fedeli.

Quando i due missionari sbarcano in Giappone trovano piccoli gruppi di cristiani ormai abituati a pregare di nascosto nel cuore della notte. Le varie comunità non dialogano tra loro e non hanno più preti a celebrare i riti religiosi. Dio non si vede nei villaggi, è nascosto in piccoli crocifissi, in icone nascoste dietro i mobili, in minuscoli artefatti, ideali per non essere visti e contrabbandati nel paese.

L’inquisizione, feroce e sanguinaria, ha smesso di uccidere i cristiani. Ora usa la tortura come arma di ricatto per fare abiurare i due preti. L’abiura richiesta è una formalità: calpestare una mattonella con il volto di Cristo. Un gesto però che ha l’obiettivo di tagliare le radici ad un misticismo che potrebbe cambiare completamente la visione spirituale del popolo giapponese. Nell’ottica dell’inquisitore Inoue Masashige, infatti, il cristianesimo mette in serio pericolo lo shogunato e i suoi progetti per il Giappone.

Recensione: “Misery” di Stephen King

misery stephen king

Misery è un romanzo scritto da Stephen King tra il settembre 1984 e l’ottobre 1986. Edito in Italia da Sperling & Kupfer, racconta la storia di Paul Sheldon, un affermato scrittore, che deve gran parte del suo successo alla serie di romanzi Misery. Dopo un brutto incidente automobilistico, si risveglia nel letto di Annie Wilkes, un ex infermiera e sua fan accanita. Le sue condizioni di salute sono precarie ma stabili, grazie all’intervento della donna che lo ha tirato fuori dai rottami della sua auto e gli ha steccato le gambe orribilmente spezzate. Paul avrebbe bisogno di un ospedale ma capisce in poco tempo che Annie è affetta da gravi turbe psichiche e non gli perdona l’aver eliminato la sua eroina Misery Chastain. Tra una sevizia e un sorriso amorevole, gli impone di resuscitarla in un nuovo romanzo. Vista la sua condizione, Paul non ha scelta, ed è costretto ad accettare la situazione. I due rimangono legati a doppio filo l’uno all’altra: Paul deve scrivere la storia per rimanere in vita, mentre Annie vuole tenere Paul in vita per leggere la sua opera.

Rogue One: A Star Wars Story, la recensione

star wars rogue oneUn anno fa, più o meno in questi stessi giorni, Star Wars: Il risveglio della forza faceva il suo debutto nelle sale cinematografiche, con l’ardua missione di rilanciare nel futuro una saga ferma da 30 anni. Anche se il risultato commerciale è stato da record, sbancando il botteghino, il film non ha fatto breccia fino in fondo nel cuore dei fan storici. Anche io, che ero andato a vederlo con molto “hype”, sono rimasto in parte insoddisfatto.

Per Rogue One: A Star Wars Story ho cambiato approccio: sono entrato in sala senza aspettarmi chissà cosa, ma comunque con molta curiosità di vedere questo spinoff targato Disney. Con mia enorme sorpresa mi sono trovato davanti ad un gran bel film.

Gareth Edwards fa centro

Rogue One  racconta di come l’Alleanza Ribelle è entrata in possesso dei piani della Morte Nera, la più potente arma di distruzione di massa creata dall’Impero. Questa missione, come tutti i fan sapranno, si rivelerà fondamentale per la storia di Star Wars. Una trama quindi abbastanza semplice quanto complicata da raccontare senza cadere nel banale. Gareth Edwards ci riesce benissimo, con una prima parte del film più narrativa, dove viene mostrato come la tirannia dell’Impero si estenda in tutta la Galassia e di come le forze ribelli che agiscono nell’ombra, cerchino di arginare questa politica del terrore. Faremo anche la conoscenza di Jyn Erso, la protagonista di questo film, una sopravvissuta che si ritrova catapultata in una missione più grande di lei, affiancata da un improbabile team formatosi durante il percorso.